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Quello che non so di me

Una donna su otto ne soffre, soprattutto fra i 30 e i 40 anni, spesso a propria insaputa: l'endometriosi è diagnosticata a fatica e tardi. Dal 3 al 9 marzo campagna di sensibilizzazione europea su questo male oscuro che affligge molte donne
"Quei giorni" non sono un divertimento per nessuna. Ma c'è un buon numero di donne (una su otto, per le quali il ciclo mestruale comporta sofferenze non indifferenti, spesso addirittura invalidanti. Troppe di queste donne, per pudore o per il timore di risultare eccessivamente petulanti, parlano malvolentieri dei forti crampi all'addome, dei disturbi urinari, dei rapporti sessuali dolorosi o del sanguinamento che le affligge durante il ciclo. E spesso, purtroppo, quelle che manifestano il loro disagio non trovano sul fronte medico sufficiente capacità di ascolto e soprattutto acume diagnostico. Col risultato che fino al 50% delle donne nella fascia di età più critica, tra i 29 e i 39 anni, soffre di endometriosi senza saperlo. Per far uscire dal cono d'ombra questa diffusa patologia, che ha ricadute sociali non irrilvanti (si parla in media di cinque giorni lavorativi al mese perduti), i ministeri del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali in collaborazione con l'azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma hanno presentato la campagna di comunicazione Quello che non so di me. Lo scopo è quello di favorire una conoscenza maggiore dei sintomi provocati dalla patologia, stimolare il ricorso al medico di fiducia, fare opera di prevenzione attraverso diagnosi precoci e corrette e soprattutto prevenire l'infertilità, una delle conseguenze più pesanti della patologia. Silenziosa e pure diffusa, l'endometriosi è una malattia sulla quale si registra un ritardo sia sul fronte della ricerca (a tal proposito il 9 marzo prossimo verrà istituito un gruppo di ricerca nazionale ad hoc) sia, come s'è detto, sul fronte delle diagnosi, che giungono con una media di nove anni di attesa, durante i quali la situazione della paziente sovente di aggrava, fino a render necessari interventi chirurgici. Senza contare la difficoltà di avere figli, cui spesso poi si cerca di rimediare con tecniche di fecondazione assistita che - a causa delle forti somministrazioni ormonali - raggiungono l'obiettivo della maternità a prezzo di un peggioramento delle condizioni cliniche dell'endometriosi. Per sensibilizzare all'iniziativa soprattutto le più giovani,fino al 16 marzo verrà proiettato nelle sale cinematografiche un video che ripercorre la giornata di una studentessa colpita da endometriosi a sua insaputa. Nei cinema, inoltre, saranno collocati totem con il numero verde per le informazioni (800-219992) e i siti Internet di riferimento: www.quellochenonsodime.it
La campagna, che prevede anche messaggi radiofonici su Rtl102.5 e Radio Italia, proseguirà con la distribuzione su tutto il territorio di opuscoli e materiale informativo, in collaborazione con la Federazione italiana di ostetricia e ginecologia. E sul fronte della ricerca sull'origine dell'endometriosi, va segnalato un grande successo scientifico, tutto italiano: un gruppo di ricercatori guidati dal prof. Pietro Giulio Signorile, chirurgo e ricercatore impegnato da oltre 20 anni nello studio della malattia, nonché presidente della Fondazione Italiana Endometriosi Onlus, ha scoperto nel feto, dopo oltre tre secoli di teorie e pratiche terapeutiche mai scientificamente provate, l'origine di questa patologia che affligge 150 milioni di giovani donne nel mondo. La scoperta, che dà lustro alla ricerca italiana, verrà illustrata mercoledì 4 marzo al convegno High Tech in endometriosi e infertilità, che si terrà a Roma presso la sala Diocleziano del Boscolo Exedra.
Pubblicato da
Bobo DJ
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